A Neive si chiude il progetto “Colture di qualità, culture di territorio”:al centro dieta mediterranea, vino e salute
A Neive si chiude il progetto “Colture di qualità, culture di territorio”:
al centro dieta mediterranea, vino e salute
SABATO 12 SETTEMBRE L’ULTIMO APPUNTAMENTO DEL PROGETTO PROMOSSO DAL CONSORZIO OLTRE LE ALPI: A CONFRONTO MONDO SCIENTIFICO, ISTITUZIONI E PRODUTTORI SUL RAPPORTO TRA ALIMENTAZIONE, BENESSERE, TERRITORIO E CULTURA DEL VINO.
Dieta mediterranea, vino e salute sono stati al centro dell’ultimo appuntamento di “Colture di qualità, culture di territorio”, il progetto promosso dal Consorzio Oltre le Alpi e dal Consorzio di Tutela della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese e finanziato dalla misura SRG 07.1 – Cooperazione per i sistemi del cibo, filiere e mercati locali dello Sviluppo Rurale Piemonte 2023-2027. Sabato 12 settembre, nell’Aula Magna dell’Istituto professionale per l’Arte Bianca “Cillario” di Neive, amministratori, rappresentanti delle istituzioni, produttori, operatori del settore ed esperti si sono confrontati nell’incontro “Parliamo di dieta mediterranea, vino e salute”, che ha concluso un percorso avviato nel novembre 2025. Il progetto è nato nel cuore di Langhe, Roero e Monferrato con l’obiettivo di mettere in dialogo le colline Patrimonio UNESCO con il Biellese e il Vercellese, territori nei quali nasce il Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, unico riso italiano a poter vantare questa denominazione. Insieme ai vini piemontesi DOC e DOCG e alla Nocciola Piemonte IGP, il riso è una delle tre filiere protagoniste dell’iniziativa. L’obiettivo è valorizzare queste produzioni mettendo in rete aziende, comunità locali e luoghi simbolo dell’enogastronomia piemontese, promuovendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza sul rapporto tra alimentazione, salute, ambiente e territorio.
VINO E SALUTE: TRA RICERCA SCIENTIFICA E CONSUMO CONSAPEVOLE
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Neive Paolo Piccinelli, che ha introdotto uno dei temi centrali della giornata: il dibattito sul rapporto tra vino, alcol e salute, anche alla luce di un approccio sempre più restrittivo a livello europeo. “Una politica di contrasto all’abuso deve necessariamente trasformarsi in una demonizzazione? – ha osservato –. Al centro dell’incontro vogliamo mettere la ricerca, non una comunicazione semplificata”. Da qui il richiamo a un approccio fondato sulla consapevolezza, capace di distinguere l’abuso da un consumo inserito in un più ampio contesto alimentare e culturale. “Il vino fa parte di una tradizione agricola e alimentare millenaria – ha proseguito Piccinelli –. La viticoltura è una componente essenziale del paesaggio, della storia e dell’identità di queste colline. La salute pubblica deve promuovere consapevolezza rispetto al consumo di alcol, non paura”.
Dalla consapevolezza alla qualità, il passaggio è stato raccolto da Livia Fontana, presidente del Consorzio Oltre le Alpi, che ha posto l’accento sul valore delle produzioni piemontesi e sulla loro percezione sui mercati internazionali. “Ci occupiamo di internazionalizzazione dei nostri prodotti di eccellenza e ciò che fa la differenza è la qualità. Il messaggio da trasmettere è: bere meno, ma bere meglio. In Italia abbiamo controlli molto accurati, che contribuiscono a garantire l’eccellenza delle nostre produzioni. Quando presentiamo all’estero il nostro territorio, ciò che ci viene riconosciuto è proprio la qualità del cibo e del vino”. Una qualità che, secondo Fontana, va raccontata senza perdere di vista il valore culturale del prodotto: “Il vino è parte della nostra cultura, se consumato con consapevolezza, diventa anche uno dei modi attraverso cui raccontarla”.
PROF. GERBI: “CONOSCERE IL VINO PER COMPRENDERNE L’IDENTITÀ”
Proprio dal concetto di cultura del vino è partito Vincenzo Gerbi, professore di Enologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, invitando a non leggere il vino esclusivamente attraverso il suo contenuto alcolico.
“Chi ama il vino non cerca l’alcol per sballarsi, ma vuole riconoscere le differenze, scegliere e capire”, ha spiegato. Una conoscenza che passa anche dalla sua composizione. Acqua e alcol costituiscono la parte prevalente del prodotto, ma sono anche le altre componenti – dal glicerolo agli acidi organici, dai polifenoli ai composti volatili – a determinarne l’identità e la percezione sensoriale. “Territorio, vitigno e uomo sono elementi determinanti – ha sottolineato Gerbi –. Difendere l’identità significa far comprendere ai consumatori che il vino non si beve per cercare l’euforia: bisogna essere attenti, consapevoli e capaci di percepire le differenze. Chi impara ad assaggiare il vino sviluppa spesso una maggiore attenzione anche verso il cibo”.
Dal valore culturale del prodotto, Gerbi è passato alle difficoltà che oggi interessano il comparto, a partire dalla progressiva diminuzione dei consumi. Tra le cause ha indicato il cambiamento degli stili di vita, il timore dei controlli stradali, il minore interesse delle nuove generazioni, l’aumento dei prezzi e il dibattito sanitario sull’alcol. “Le abitudini sono cambiate. Un tempo il lavoro fisico richiedeva un apporto calorico maggiore, mentre oggi non abbiamo più le stesse necessità. Anche i giovani sembrano meno interessati e probabilmente dobbiamo trovare un linguaggio diverso per avvicinarli”.
Le nuove abitudini di consumo pongono anche questioni sul fronte produttivo. Tra queste la dealcolazione, che Gerbi ha analizzato sotto il profilo tecnico. “Togliere alcol a un vino – ha spiegato – richiede processi tecnologici invasivi e dispendiosi e può comportare una perdita di qualità. Una possibile alternativa potrebbe essere orientarsi verso produzioni naturalmente caratterizzate da una gradazione alcolica più contenuta”.
Il professore ha inoltre ricordato le peculiarità del settore vitivinicolo rispetto ad altre produzioni: chi sceglie di produrre vino in una determinata zona lega a quel territorio la propria attività per decenni, senza poter contare su rese sempre prevedibili, anche a causa delle variabili climatiche e fitosanitarie. Un aspetto che rende ancora più centrale, secondo Gerbi, la difesa dell’identità e del legame tra prodotto e luogo di origine.
PROF. GIACOSA: “DIETA MEDITERRANEA, PREVENZIONE E QUALITÀ DELLA VITA”
Se Gerbi ha affrontato il tema dal punto di vista enologico, Attilio Giacosa, gastroenterologo e presidente dell’Istituto per la Ricerca su Vino, Alimentazione e Salute (IRVAS), ha inserito il tema in un quadro più ampio, quello della dieta mediterranea e degli stili di vita.
Giacosa ha aperto il proprio intervento ricordando il legame personale con Neive, dove è nato e cresciuto, e il lavoro di ricerca condotto negli anni sul rapporto tra alimentazione e salute, affrontato anche nelle sue pubblicazioni, tra cui “La verità sul vino”, libro del 2010 premiato con il Premio Pavese. Secondo gli studi richiamati dal presidente dell’IRVAS, dieta mediterranea, attività fisica e controllo del peso possono incidere in maniera significativa non soltanto sulla longevità, ma soprattutto sulla qualità degli anni vissuti.
“Mediamente viviamo circa dieci anni con una qualche forma di disabilità: l’obiettivo non è quindi solo allungare l’aspettativa di vita, ma anche la qualità degli anni a nostra disposizione. In questo anche l’attività fisica ha un ruolo fondamentale”.
Giacosa ha inoltre descritto la dieta mediterranea come un modello alimentare nato spontaneamente sul territorio e non costruito “a tavolino”, caratterizzato dalla prevalenza di alimenti vegetali, olio di oliva, legumi, frutta a guscio, cereali integrali e pesce, con latticini consumati con moderazione e una presenza più limitata di carne e dolci. Alla scelta degli alimenti si affiancano varietà, moderazione nell’apporto calorico e uno stile di vita attivo.
Un modello nel quale trovano spazio anche i cereali. Giacosa ha dedicato particolare attenzione al riso, sottolineando come le diverse varietà possano presentare caratteristiche differenti dal punto di vista nutrizionale e ricordando la maggiore digeribilità, rispetto alla pasta, legata alla struttura dell’amido.
Ha inoltre richiamato la collaborazione con la prof. Mariangela Rondanelli, endocrinologa dell’Università di Pavia, su progetti di ricerca scientifica e nutrizionale dedicati al Riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, con studi sulle proprietà del riso italiano e sperimentazioni relative all’arricchimento con iodio e selenio.
Da qui il focus si è allargato alle altre eccellenze protagoniste del progetto: nocciole e vino.
Le nocciole, ha ricordato Giacosa, contengono polifenoli e vitamina E e, inserite correttamente nell’alimentazione, soprattutto se mangiate integre, possono contribuire al controllo del colesterolo.
Sul vino, invece, il gastroenterologo ha richiamato la presenza dei polifenoli e il suo inserimento tradizionale nel modello mediterraneo, distinguendo nettamente il consumo moderato dall’abuso di alcol.
“Il consumo eccessivo – ha ricordato – è associato a un aumento del rischio di patologie oncologiche, metaboliche e digestive, oltre che di dipendenza, infezioni e comportamenti violenti”.
Giacosa ha quindi illustrato la propria lettura degli studi sul consumo moderato di vino nell’adulto, in particolare quando avviene durante i pasti, mettendolo a confronto sia con l’abuso sia con l’astensione. Ha inoltre affrontato il tema della classificazione dell’alcol tra gli agenti cancerogeni, sottolineando la necessità, a suo giudizio, di distinguere il concetto di “pericolo” dalla valutazione concreta del rischio in relazione alla dose, alle modalità e al contesto di consumo.
Nel suo intervento ha indicato come riferimento di consumo moderato, per l’età adulta, fino a due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne, durante i pasti, richiamando gli studi che associano questo modello a effetti sulla longevità e sul rischio cardiovascolare, metabolico e cognitivo.
La riflessione si è poi allargata al lavoro dell’IRVAS, impegnato nella ricerca e nella divulgazione sul rapporto tra alimentazione, vino e salute. L’Istituto opera per promuovere la conoscenza in campo alimentare, studiare la relazione tra dieta e salute e sostenere la ricerca scientifica e la cultura della prevenzione. I risultati delle attività di ricerca sono stati presentati negli ultimi anni anche al Senato, a Bruxelles e, nel 2025, durante un evento scientifico a Roma dedicato a stile di vita, dieta, vino e salute.
DAL BENESSERE ALLA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO
Nella parte conclusiva dell’incontro, il rapporto tra stili di vita, alimentazione e salute si è intrecciato con i temi del turismo e dell’economia del territorio. Mariano Rabino, presidente dell'ATL Langhe Monferrato Roero, ha ricordato come il comparto vitivinicolo stia attraversando una fase più complessa dopo anni di forte crescita e come proprio questo momento richieda una riflessione più ampia sul modo di raccontare il territorio e i suoi prodotti. “È un momento delicato che dobbiamo affrontare con intelligenza e consapevolezza. C’è una misura in tutte le cose e questo tema ci riporta proprio all’importanza dello stile di vita sano. Dal nostro territorio può partire un ragionamento capace di raggiungere anche una dimensione internazionale”. Secondo Rabino, la cultura della dieta mediterranea, vissuta con equilibrio e ragionevolezza, è uno degli elementi che concorrono alla qualità della vita e alla longevità della popolazione piemontese. Un patrimonio che può diventare anche una chiave per leggere e promuovere il territorio.
A raccogliere il tema della divulgazione è stato infine Sergio Germano, presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, che ha posto l’accento sulla necessità di rendere accessibili a un pubblico più ampio i contenuti scientifici emersi durante l’incontro. “Dobbiamo comunicare la realtà scientifica e portare queste informazioni a platee più ampie, utilizzando i mezzi giusti per raggiungere anche i giovani. Come produttori abbiamo il compito di raccontare con semplicità la cultura del vino”. Una considerazione che ha ricondotto il confronto al punto di partenza: qualità, consapevolezza e cultura richiedono una comunicazione capace di spiegare, distinguere e contestualizzare.
A completare il racconto del territorio è stato il momento conviviale, con una degustazione dedicata alle eccellenze locali. Con l’appuntamento di Neive si conclude così il percorso di “Colture di qualità, culture di territorio”, nato per mettere in relazione territori e filiere diverse del Piemonte e costruire, attraverso incontri, degustazioni e momenti di approfondimento, una maggiore conoscenza delle produzioni locali e del patrimonio culturale, ambientale e sociale che le accompagna.
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